B RASILE

FENOMENI. I meninos de rua reclutati dal narcotraffico

L'esercito
dei "calze corte"

 

Così vengono chiamati i diecimila bambini di strada reclutati nelle favelas dai narcotrafficanti. Costano poco e sono disposti a tutto pur di sopravvivere. Padre Renato Chiera lancia l'allarme. Intervista

di Stefania Falasca

 

     Meninos per sempre. La strage continua. Figli illegittimi della miseria popolano le strade di quel Brasile profondo e violento che nessuno vorrebbe vedere. Prima dell'arrivo del Papa a Rio de Janeiro, lo scorso 2 ottobre, un gruppo di avvocati brasiliani aveva addirittura inoltrato una denuncia al governatore dello Stato di Rio per l'operazione di maquillage sociale che aveva rimosso forzatamente dalle strade mendicanti e bambini di strada. Ora sono tornati a bivaccare sui marciapiedi. Molti sono i figli dei figli della strada: la seconda generazione dei meninos de rua. E il fatto non stupisce se si pensa che il 31 per cento dei bambini che nascono oggi in Brasile sono figli di minorenni. È tuttavia impossibile quantificarne il numero. Si parla di dieci milioni di bambini in tutto il Brasile che trascorrono le loro giornate nelle strade e il dato non risulta poi esagerato se messo in relazione con i 36 milioni di brasiliani che vivono sotto il livello minimo di sussistenza. Il numero dei bambini di strada assassinati è però assodato, ufficiale. Secondo le ultime stime fornite dalla polizia civile dello Stato di Rio, solo nella capitale carioca, in dieci anni, ne sono stati uccisi 6.500 e lo sterminio è aumentato del cento per cento negli ultimi tre anni. Ma a questa tragedia si aggiunge ora un nuovo allarme. Ne abbiamo parlato con don Renato Chiera, parroco nella Baixada Fluminense, l'immensa baraccopoli popolata da sei milioni di poveri che si estende alle spalle di Rio. Padre Renato conosce bene questa realtà ed è ormai noto per la sua opera. Dal 1987 si occupa dei meninos de rua, per i quali, sfidando gli squadroni della morte, ha costruito asili, scuole e case famiglia, strappando a un triste destino migliaia di questi ragazzi. Lo incontriamo a Roma dove insieme ad alcuni dei suoi ragazzi è stato ricevuto a Palazzo Madama. Ai parlamentari hanno proposto la visione di un filmato che documenta la realtà in cui vivono e l'ascolto dal vivo della loro testimonianza. Ci mostra il titolo di un articolo apparso recentemente su O Dia, il principale quotidiano carioca: Il traffico seduce i minori.

     È questo il dramma che stanno vivendo i bambini di strada a Rio?
     RENATO CHIERA: Sì. Purtroppo è così. Le cose stanno cambiando. Sono quasi diecimila i minorenni coinvolti nel traffico di droga nella sola città di Rio. Una cifra impressionante. Li chiamano exército de mirins, l'esercito di piccoli, os chefes de calças curtas, i capi dalle calze corte. Sono la nuova generazione del traffico di droga nelle favelas. La nuova faccia della potente organizzazione.
     Ma il coinvolgimento e lo sfruttamento di minori nel traffico di droga non è una novità...
     CHIERA: Adesso non è più come prima. È in questi ultimi due anni che è cambiato, che è divenuto un fenomeno di massa. Il reclutamento massiccio di minori nel narcotraffico sta mutando la gerarchia e l'impianto del crimine organizzato. I capi, i gerenti delle bocas de fumo, che spacciano e che controllano il traffico di droga nelle favelas, non sono più, come un tempo, gli adulti, sono ragazzini di appena quindici, sedici anni. E per la maggior parte sono quei ragazzi di strada che vivono di espedienti. Pochi mesi fa è stato ucciso in una sparatoria con la polizia un ragazzo di sedici anni, si chiamava Claudinho. A sedici anni era responsabile del controllo del traffico di quattro favelas. Prima di venire qui, un ragazzino di appena dodici anni mi diceva di aver ucciso venti persone. Rimasi esterrefatto. Gli chiesi perché l'avesse fatto, mi ha risposto: "Non lo so, il capo ce lo comandava e noi dovevamo farlo". Il suo capo, a cui tutti obbedivano, aveva solo quattro anni più di lui. Questa è la realtà. I dati forniti a settembre dal tribunale dei minori dello Stato di Rio parlano chiaro. Il 70 per cento dei giovani attualmente detenuti nel carcere minorile dello Stato vi si trova per reati connessi al traffico di droga. Nel 1996 i minorenni detenuti per questi reati erano il 42 per cento. Nel 1995 erano appena il sette per cento.
     A cosa è dovuto questo massiccio e repentino reclutamento dei bambini?
     CHIERA: Il narcotraffico si sta organizzando come una impresa capitalista e l'organizzazione richiede che si investa in manodopera più a buon prezzo e meno rischiosa. E cosa c'è di meglio, di più conveniente, che lasciare a dei ragazzi che non hanno niente da perdere, che sono disposti a tutto, che non hanno paura né di uccidere né di morire, la pericolosa gestione dello spaccio di droga nelle favelas? Per i ragazzini è un lavoro che rende e che li fa sentire importanti, potenti. Per questo si dice che il traffico seduce i minori, che il narcotraffico sta adottando i meninos de rua. Nelle favelas intorno al centro di Rio hanno trovato degli altari sui quali, accanto all'immagine di Nossa Senhora Aparecida, c'erano le fotografie dei grandi capi di Commando Vermelho, la potente organizzazione del traffico a Rio. Questi capi sono venerati, sono modelli, gli unici purtroppo a portata di mano di chi vive nelle favelas, è tutta gente che prima era come loro. In questa gente vedono realizzata l'aspirazione a uscire dalla miseria o comunque a essere qualcuno. Una miseria che si sta allargando, con l'aumento vertiginoso della disoccupazione. Si parla di 56 milioni di brasiliani che praticano lavoro nero.
     Come avviene il loro coinvolgimento?
     CHIERA: I ragazzini ricevono un addestramento con ex militari, ex poliziotti. Paradossalmente molti di quelli che una volta erano pagati per ucciderli, i famosi squadroni della morte, ora insegnano loro a sparare, a usare le armi, armi sofisticate, perché è una guerra in cui devono entrare ben addestrati, devono saper affrontare le sparatorie tra bande e con la polizia, devono saper funzionare come carne da cannone. E così non c'è più bisogno di ucciderli. Una volta coinvolti, prima o poi finiscono per essere ammazzati. È davvero raro che un ragazzo che ha vissuto nella strada arrivi a diciott'anni. È stato reso noto che in dieci anni sono stati assassinati 6.500 meninos de rua. I dati attuali non si conoscono. Il vero genocidio è iniziato adesso.
     Cosa ha chiesto ai parlamentari presenti a Palazzo Madama?
     CHIERA: Ho chiesto di fare pressioni sul governo brasiliano perché assuma iniziative per la tutela dei bambini e ho invitato ad incrementare gli aiuti con i quali potranno essere salvati ancora molti di questi nostri figli.
     Nella Casa do menor che lei ha fondato nella Baixada Fluminense continuano ad entrare molti ragazzi?
     CHIERA: I bambini che adesso arrivano nelle nostre case sono in maggioranza piccolissimi, neonati e bambini di pochi anni. Questo la dice anche lunga sullo sfascio della famiglia e sulla possibilità di mantenersi. Non arrivano al 10 per cento, nella mia parrocchia, le famiglie con entrambi i genitori che vivono insieme, ed è un dato che rispecchia tutta la periferia di Rio. Ora abbiamo otto case famiglia ma quelle per i più piccoli dovremmo triplicarle. Accanto ai piccolissimi abbandonati stanno poi entrando ragazzini con più di dieci anni che hanno avuto un coinvolgimento nel narcotraffico. In questi giorni ne sono arrivati tre. Hanno un passato terribile. Abbiamo aperto una nuova casa proprio per accogliere questi ragazzi, perché è una realtà ancora più complessa da affrontare. Uscire dal giro è difficile e spesso sono marcados para morrer, segnati per essere uccisi. Dobbiamo quindi avere molta attenzione nel proteggerli. Cinque mesi fa questa casa ha rischiato di saltare in aria a causa di un attentato compiuto da un trafficante. Continuiamo ad avere molti problemi, e a ricevere minacce. Prima venivano dalla polizia, dagli squadroni della morte pagati per uccidere, adesso anche dai trafficanti. Ma la nostra casa, ringraziando il Signore, è andata sempre crescendo.